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Diana Luna: “La Solheim Cup, un’emozione che voglio riprovare”
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The Solheim Cup Team in 2009. Luna terza acanto Laura Davies.

“Non è incredibile che noi azzurri siamo così ben piazzati nei ranking, sia nel maschile che nel femminile?”. A chiederselo è Diana Luna, 30 anni, romana purosangue e protagonista del Ladies European Tour da dodici stagioni, prima italiana ad aver giocato in Solheim Cup nel 2009; stiamo chiacchierando al telefono, una mattina, e lei ha appena lasciato la figlia Elena, di tre anni, al nido. È vero, l’Italia è un paese golfisticamente piccolo, con solo centomila giocatori; ma con un rapporto tra qualità e quantità davvero sorprendente. E Diana ne è un esempio vivente. “Abbiamo così pochi praticanti, eppure pensa a Matteo Manassero, i fratelli Molinari, a Giulia Sergas che sta facendo bene in America…”.

Merito dei tanti buoni maestri italiani, e probabilmente, anche del caso: come lo è stato quello che ha portato Diana, a 19 anni, a tentare la strada del professionismo. “Non era mai stato nei miei progetti prima, e non ne ero poi così convinta nemmeno quando presi la carta, al primo tentativo, nella Qualifying School del 2001. Ero iscritta al primo anno di università; mi sono detta che valeva la pena di provare con il Tour per due o tre anni. Se non avesse funzionato, sarei tornata a studiare seriamente”. Anche se in realtà non aveva le idee chiare su cosa avrebbe potuto fare, se non fosse diventata una proette di successo: “Avevo scelto la facoltà di Economia e Commercio non perché mi piacesse particolarmente, ma perché era quella che mi dava le maggiori possibilità di sbocchi professionali”, racconta divertita.

Il golf però le era entrato nel sangue sin da ragazzina a 12 anni, quando suo fratello Giovanni, di qualche anno più grande di lei, le trasmise la passione. Il difficile percorso del Golf Nazionale (quello che un tempo si chiamava Le Querce, sede della World Cup maschile del 1991), a nord di Roma, forgia il suo gioco preciso e grintoso come il suo carattere; Diana ha una brillante carriera amatoriale, entra presto nella squadra della Nazionale italiana e vince quattro scudetti, fra cui l’Europeo a squadre under 21. “Mi allenavo tanto, secondo l’educazione amorevole ma piuttosto rigida che avevo ricevuto dai miei genitori: mi hanno sempre lasciato libera di fare ciò che volevo, ma dovevo metterci il massimo impegno. E così mi sono decisa a passare al professionismo”. Aveva avuto un assaggio di quella che sarebbe stata la sua vita quando nel 2001, ancora dilettante, viene invitata dalla Federgolf a giocare l’Open d’Italia al Poggio dei Medici, in Toscana: “Mi piacque subito l’atmosfera familiare, l’alto livello di gioco in campo che si accompagnava all’amicizia a fine partita, quando ci si rilassa e si chiacchiera tutte insieme, al bar o sul putting green”. Perché, come ha poi avuto modo di sperimentare Diana stessa, il Ladies European Tour è una grande famiglia: “Anche se sei una rookie vieni subito accolta da tutte, c’è calore e condivisione. Non esiste, ad esempio, che una giocatrice si trovi a cenare da sola. È questo clima famigliare che mi ha conquistato, ed è per questo che non cambierei la mia carriera in Europa con quella negli Stati Uniti. Certo, i montepremi laggiù sono più alti; ma quello stile di vita non si adatta al mio carattere e alle mie priorità. Preferisco essere più povera, ma più felice!”.

Le priorità, dicevamo: per Diana davanti a tutto viene la sua famiglia, quella che ha formato nel 2005 sposando Fabio Orlandini del Beccuto e che si è completata con la nascita di Elena, nella primavera del 2010. Vivono nel sud della Francia, dove Fabio è un apprezzato maestro presso lo storico Golf di Cannes Mandelieu, e Diana si allena al Cannes Mougins sotto la guida di Roger Damiano. “Con l’arrivo di Elena ho dovuto ovviamente rivedere un po’ il mio calendario gare, non voglio stare lontano dalla mia bambina troppo a lungo; soprattutto ora, che ha maggiori esigenze rispetto a quando era in fasce, di avere una vita regolare, circondata dal suo mondo. Mi sono imposta di non stare senza di lei più di una settimana: così, se ci sono tre tornei consecutivi, facciamo in modo che viaggi con me nella settimana centrale, mentre nelle altre due Fabio, che è un papà super collaborativo, si organizza per seguirla a tempo pieno”.

Mamma e moglie da un lato, ma anche una professionista di primissimo piano: Diana ha vinto cinque titoli nel Let – il primo nel 2004, il Tenerife Open, poi nel 2009 l’AIB Ladies Irish Open e il SAS Ladies Masters, e nel 2011 l’UniCredit Ladies German Open (dove scrisse un record per aver completato i 4 giri senza neanche un bogey) e il Deutsche Bank Ladies Swiss Open; e ha esordito in Solheim Cup nel 2009, in Illinois, giocando due match – il doppio 4 palle il secondo giorno in coppia con la scozzese Catriona Matthew, pareggiato contro Stanford-Lang, e il singolo del terzo giorno contro l’americana Nicole Castrale, vinto 3/2.

 

Diana e Catriona in 2009

Attualmente è all’11° posto nella classifica dei Solheim Cup points, con 54,89 punti.

“Quanto ci terrei a tornare in squadra? Tantissimo! L’esperienza del 2009 è stata senza dubbio la più bella che io abbia mai vissuto, golfisticamente parlando. Due momenti in particolare sono rimasti indelebili: la cerimonia dell’alzabandiera, con l’inno nazionale cantato da un coro di bambini e un militare che mi aiutava a dispiegare la bandiera. E poi il primo colpo del match: lo dicono tutte, anche le veterane, è un’emozione cui non ci si abitua. Sei in putting green e aspetti di andare sul tee di partenza, senti le urla e gli applausi del pubblico, ti salta il cuore in gola e ti dici ‘Aiuto, ora tocca a me’… Non c’è nessun paragone con nessun’altra gara. E poi il tifo da stadio: che ovviamente era soprattutto per le americane, ma anche noi avevamo un bel seguito. Quando passavo mi cantavano ‘O’ sole mio’...”.

 

Mancano poco più di 50 giorni al match che si terrà in Colorado, e la capitana Liselotte Neumann, oltre alle otto giocatrici qualificate per classifica, avrà a disposizione quattro wild card per formare la squadra.

“So che Lotte saprà scegliere le persone più giuste. Io adoro il match play, ho sempre dato il meglio nello scontro diretto. Per questo vorrei meritarmi il posto qualificandomi di diritto da qui al 28 luglio, la data dell’ISPS Handa Ladies European Masters, l’ultimo torneo valido prima del Ricoh Women's British Open, per raccogliere punti: farò il possibile per realizzare il mio desiderio di tornare a rappresentare l’Europa in Solheim Cup”.

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